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Alle paladine della baby economy

di Ilaria Scala - 28/2/2010

Alcune gentili lettrici hanno scritto in redazione per protestare contro la mia recensione al libro di Giorgia Cozza Bebè a costo zero. Si può protestare contro una recensione? Evidentemente.

Visto il calore con cui sono insorte, penso che meritino una risposta e qualche rassicurazione.

1) prima di tutto, è utile ricordare che tutte le nostre recensioni sono libere (= scriviamo ciò che ci pare), indipendenti (= nessuno ci influenza in nessun modo; acquistiamo a nostre spese libri, dischi, biglietti del cinema o altri eventi; gli uffici stampa al massimo ci informano delle ultime uscite, ma decidiamo autonomamente se e come recensire checché), reali (= leggiamo i libri dalla prima parola all'ultima, guardiamo i film fotogramma per fotogramma, ascoltiamo i dischi nota per nota) e preziose (= essendo pochi e impegnatissimi, non riusciamo a scrivere su tutto). Ne consegue che ricevere una nostra recensione, anche negativa, è un privilegio, un segno di attenzione che non destiniamo a tutti, e che può aiutare qualunque opera ad emergere. I nostri lettori, liberi e indipendenti anch'essi, sanno scegliere ciò che può interessar loro tra le nostre (poche) segnalazioni.

2) Errata corrige, l'autrice nel testo non dice mai cosa la mamma 'dovrebbe' o 'non dovrebbe' fare. Anzi, lascia ciascuna libera di scegliere (ci mancherebbe altro!) la propria strada tra le molte proposte. Se ho scritto 'dovrebbe' è per necessità di sintesi retorica. Se ho interpretato la sua panoramica di soluzioni (far dormire i bambini nei cesti di vimini, nel lettone o accanto ai genitori, oppure in un lettino apposito) come un 'suggerimento' a scegliere quella più economica è per via del titolo del libro, Bebè a costo zero, che mi ha indotto a credere che l'opera servisse a scoprire come allevare un figlio con il massimo risparmio. O ho interpretato male io, e di questo mi scuso, o qualcuno ha scelto il titolo sbagliato.

3) Errata corrige, l'autrice non dice che l'Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di allattare fino a un anno e oltre. Ho sbagliato io, la Cozza non lo dice, ma l'OMS sì, anzi - altro errore mio - dice di andare avanti fino ai due anni del bambino. Ho erroneamente attribuito a questo libro un'indicazione tratta dalla stessa fonte, ma che avevo letto da un'altra parte. Mi scuso per l'imprecisione e confermo la mia disapprovazione per una propaganda giustissima dal punto di vista medico-sanitario (bello allattare i figli finché tutti se ne ha voglia), ma secondo me poco rispettosa della psicologia delle Mamme. Perchè esistono quintali di fonti che inneggiano alle meraviglie dell'allattamento, ma neanche una, tra quelle che ho consultato finora, che spieghi davvero e bene quanto è difficile, e quanto sia facile scoraggiarsi, sentirsi diverse, incapaci e non abbastanza forti per farcela. Forse è vero che tutte le donne hanno il latte (per quanto, potrei raccontare diverse esperienze di donne per cui ciò non è stato del tutto vero). Ma è anche vero che non tutte riescono ad allattare, e dar loro delle visionarie o vigliacche non le incoraggia, anzi aggiunge altri sensi di colpa ai tanti che possono colpirle in un momento così particolare.

4) Errata corrige, l'autrice non parla mai di sciarpe per portare i bambini, bensì di fasce. Colpa mia, che porto sciarpe ampie e abbondanti come fasce.

5) Per quanto riguarda la mia competenza in materia, non credo di dover dichiarare quanti libri ho letto sui temi trattati dalla Cozza (non pochi, comunque) né di dover raccontare la mia esperienza personale e quella delle persone che conosco e con cui ho parlato. Penso che per recensire un libro basti leggerlo. Penso che la lettura di Bebè a costo zero non richieda la preparazione preventiva richiesta dall'Ulisse di Joyce. Penso che l'idea di fare a meno dei pannolini, fosse pure sottoscritta dal Papa, da Madre Teresa di Calcutta e da Rita Levi Montalcini, sia - e uso un eufemismo - un'idea impraticabile. Quando dico impraticabile, intendo impraticabile per me (e per un mucchio di ragazze che conosco). Va meglio così?

Già vi sento: eh ma questa è la tua opinione. Eh ma questa è polemica. Eh ma stai facendo (orrore!) dell'ironia!

Sì.

 

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